Grazie, davvero
Grazie è una delle prime parole che impariamo da bambini, e una delle ultime a cui pensiamo davvero da adulti.
Quante volte l’hai detto oggi? Prova a contarle. Al bar, al telefono, scrivendo una mail. Probabilmente hai perso il conto già a metà mattina.
Eppure, quando è stata l’ultima volta che l’hai detto e l’hai sentito davvero, con tutto il peso che quella parola porta dentro? “Grazie” è diventata una parola-automatismo, un gesto della bocca più che del cuore. La diciamo per chiudere una conversazione, non per aprirla.
Io, questo mese, ho provato a fare il contrario. A fermarmi ogni volta che stavo per dirla, e a chiedermi: cosa sto davvero restituendo, in questo momento?
Arabba, agosto
Agosto è stato un mese pieno di doni che non avevo chiesto.
Ad Arabba, con lo spettacolo Stella e la Regina delle Dolomiti ho trovato qualcosa di speciale: calore, accoglienza, entusiasmo vero. Non la cortesia di circostanza che si trova ovunque, ma quella rara disponibilità a farti sentire parte di qualcosa, fin dal primo momento. È stato uno di quei giorni in cui torni a casa e ti accorgi che qualcosa, dentro, è cambiato.
Bruna, e chi mi ha accompagnata
A Bruna, alla quale che ho affidato un nuovo progetto — la persona che ha reso possibile trasformarlo da idea a realtà. Senza il suo aiuto, un sogno che avevo in testa da tempo sarebbe rimasto lì, fermo. È stata lei ad aiutarmi a lanciarlo nel cielo. Vediamo dove arriverà.
Ma non è stata sola: intorno a lei ci sono state altre persone che hanno messo mano, tempo, competenza in questo progetto, ognuna a modo suo. Certe persone non ti aiutano a fare un passo: ti aiutano a fare il salto, e a volte serve più di una mano sola per riuscirci.
E proprio mentre scrivo queste righe, arriva un’altra notizia che per ora tengo stretta, come si fa con le cose troppo belle per essere già raccontate. Ve ne parlerò presto — per ora lasciatemi solo dire che settembre si apre con un motivo in più per dire grazie.
Professioniste vere
In questo mese ho incontrato anche alcune professioniste vere — donne che mettono il cuore in quello che fanno, non solo il mestiere. Si riconoscono subito: nel modo in cui ascoltano, nella cura che mettono nei dettagli, nella generosità con cui condividono quello che sanno invece di custodirlo come un segreto. Incontrarle mi ricorda perché ho scelto questo lavoro.
E grazie a chi, ogni giorno, mi sostiene e mi aiuta — nel lavoro e fuori. Senza quel sostegno silenzioso, niente di tutto questo avrebbe la stessa forza.
In ognuno di questi momenti c’era qualcosa che nessuno mi doveva. Ed è proprio lì, in quello spazio tra “nessuno me lo doveva” e “l’ho ricevuto comunque”, che vive il vero significato della parola che uso ogni giorno senza pensarci.
La radice
“Grazie” viene dal latino gratia, e gratia viene da gratus: gradito, che piace, che porta piacere. La stessa radice ha generato “grazia”, “gratuito”, “gratitudine” — parole sorelle, che parlano tutte della stessa cosa: qualcosa che arriva senza essere comprato.
Prima ancora dei latini, i greci avevano una parola simile: cháris. Indicava la bellezza di un dono libero — e, insieme, il desiderio che quel dono genera di essere restituito, non per obbligo, ma per gratitudine autentica. Da cháris viene anche “carisma”: la capacità di generare, con un gesto o una parola, qualcosa che l’altro sente come dono.
L’altra scuola
C’è chi, nel mondo della comunicazione professionale, insegna il contrario: in certi contesti — una trattativa, un colloquio, una vendita — dire “grazie” per primi ti mette in una posizione di inferiorità psicologica. “Grazie per avermi ricevuto” comunica che l’altro ti ha fatto un favore, e tu parti già un passo sotto nella relazione. Meglio, dicono, sostituirlo con formule alla pari: “sono felice di essere qui”, “sono contento di condividere questo tempo con te”.
Capisco la logica ed è giusto prestare attenzione a questo risvolto. Ma io, da copywriter, oggi, ho scelto di dire grazie con consapevolezza, non per ingenuità. So bene quando una parola può sbilanciare una trattativa. E proprio per questo, quando scrivo “grazie” in questo articolo, non lo faccio per abitudine né per debolezza: lo faccio perché qui non sto negoziando nulla. Sto restituendo. E restituire, a differenza del contrattare, non ha bisogno di essere alla pari: ha bisogno solo di essere vero.
Nella mia lingua
In ladino il ringraziamento supera la cortesia: va al valore. Accanto al comune detelpai, la variante storica di don Giovan Battista Giuliani — Dio vel paje — rende il significato immediatamente trasparente: “Dio ve lo paghi”, “che Dio te ne renda merito”. Non è un ringraziamento che si chiude in sé stesso: è un augurio che si apre verso qualcun altro, come per dire “quello che hai fatto per me, possa tornarti moltiplicato”.
È esattamente questo che provo a fare, oggi, con questo articolo.
Grazie — parola piccola e leggera,
un dono che porto come una preghiera,
che ancora non so come restituire,
ma che provo, ogni giorno, a non tradire.
Grazie a chi si ferma un istante
dentro le mie parole, un passo avanti,
a chi cammina con me un tratto di sentiero
senza che io glielo abbia chiesto, davvero.
Settembre arriva col suo respiro lieve,
un richiamo antico che il cuore riceve:
il bisogno di dire con voce sincera
quello che provo, limpida e vera.
E lo dico anche nella lingua del mio cuore:
Ditelpai — un augurio di valore.
Non è un grazie che si ferma e si esaurisce,
ma un dono che vola in alto e non finisce.
Grazie, ancora
Grazie a chi mi ha letta questo mese, anche solo una volta. Grazie a chi ha commentato, condiviso, scritto. Grazie a chi ha scelto di rimanere.
Settembre riparte da qui: da una parola piccola, che oggi ho provato a scrivere bene.
Questo è il Buongiorno Alternativo di oggi — un pensiero diverso ogni giovedì, per iniziare la giornata con uno sguardo che va oltre il solito.
2 Commenti
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Alberta Rossi
Cara Luisa,
leggere il tuo messaggio mi ha fatto davvero piacere. Sapere che il concetto di “Grazie” ha accompagnato le tue riflessioni e che il Buongiorno Alternativo è diventato un momento prezioso come il caffè del mattino dà un senso profondo al tempo che dedico a scriverlo.
Ti auguro una splendida giornata e ti mando un abbraccio.
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Luisa
Cara Alberta , finalmente ho trovato il tempo per leggere con calma il tuo articolo, eh si perché i tuoi articoli vanno sorteggiati con calma come bere un caffè, trovo meraviglioso tutto quello che ho letto sul GRAZIE, e devo dire che in questa estate molte volte sono incappata a riflettere e usare la parola grazie e qui ho trovato delle…sei splendida e grazie di vero cuore